L’avventura de Il Passero bianco (2012-2019)
Nel 2004, più o meno, ho cominciato a scrivere per i bambini: storie in versi e in rima, chiare, gioiose, che mi uscivano con incredibile facilità, come se non avessi mai fatto altro fino ad allora. Stavano iniziando a nascere i miei nipoti, e io... chissà, forse li accoglievo anche così, scrivendo per loro e per tutti i bambini.
Quelle storie sorpresero mia moglie e qualche amico (mia moglie Maddalena, però, si accorse subito che, in quelle storie così musicali e lievi, dicevo esattamente, benché in altra forma, ciò che avevo già scritto nelle poesie e nei saggi; e anche che avevo imparato a impiegare molti trucchi della versificazione italiana, senza mostrarli troppo, nel mio lavoro di traduttore di poesia; e pure che tutto ciò era coerente
con gli studi di Psicologia che avevo da poco abbandonato e con altri studi compiuti, non solo quelli letterari, ma anche quelli musicali).
Mi misi, ovviamente, a studiare sodo (è ciò che mi riesce meglio e che non posso fare a meno di fare), e ne nacque, negli anni, un saggio che ATì Editore accolse con gioia ed entusiasmo: La gioia del ventaglio. Leggere con i bambini, scrivere per i bambini: su alcuni spunti di Walter Benjamin, èdito nel 2010 (Walter Benjamin, che amava la letteratura per l'infanzia, è un'altra delle mie passioni, rigoroso com'era nel suo essere totalmente asistematico, chiaro pur senza essere dogmatico, creativo pur nel ragionamento più stringente: un uomo che davvero afferrava le cose e le accarezzava).
Nel frattempo, progettavamo libri, Maddalena e io, riflettevamo, sperimentavamo con alcuni amici e amiche, ma alla fine... il 2 gennaio 2012, nacque ufficialmente Il Passero bianco Associazione culturale! Abbiamo tenuto incontri, seminari, animazioni e altro a Verona e altrove: un’esperienza stupenda, che si è conclusa nel 2019, quando abbiamo cessato l’attività.
Uno dei nostri libri, Cangrande e la spada che non c’è. Verona raccontata in rima, ha ricevuto il Premio dell’Accademia degli artisti di Napoli, è stato letto in moltissime scuole primarie veronesi e amato da centinaia di bambini; con il Comune di Verona abbiamo realizzato laboratori nei luoghi della città, in occasione del Piccolo Palio del Drappo Verde. Ne resta una traccia un questo video, Cangrande alla ricerca della sua spada, ancora disponibile su YouTube, realizzato da Luca Sartori con la partecipazione di tutta la nostra Associazione.
L.G.
Le filastrocche del Timido Tim
Finita l’esperienza de Il Passero bianco Associazione culturale, Maddalena e io non abbiamo dimenticato la bellezza di ciò che abbiamo vissuto: abbiamo solo atteso tempi migliori. I nostri libri non sono più in circolazione, per ovvie ragioni; e tanto ancora rimane nei cassetti della nostra casa. Ci sono le nuove tecnologie che rendono tutto più semplice e meno costoso, perché non metterli nuovamente a disposizione, attingendo anche agli inediti? Senza pretese, in modo artigianale. Così, ne abbiamo parlato con il Timido Tim.
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Come tutti sanno, il Timido Tim, all’apparenza, è un paperino, o forse un passerotto: la cosa non è molto chiara. A volte, mi parla e ragiona con me come farebbe un bambino, e tutto fa pensare che lo sia; altre volte, invece, si esprime e si comporta come un adulto - è colto e sorridente, calmo e lungimirante. Così, mi piace ascoltarlo e dialogare con lui.
Il Timido Tim ama le filastrocche: le vuole giocose, innocenti, disarmate e allegre. Mi dice che ai bambini e alle bambine piacciono molto, secondo lui: il ritmo del verso e la ricorrenza della rima rassicurano e placano, mentre il lessico semplice ma scelto stimola l’acquisizione del linguaggio. Inoltre, mi spiega, la lettura condivisa di una filastrocca aiuta a rafforzare la relazione tra bambini/e e persone adulte sul terreno della fiducia e della sicurezza reciproche, nella condivisione giocosa del tempo e dello spazio. Quando è in vena, me ne illustra anche le ragioni psicologiche e neurologiche, che conosce bene e sulle quali riflette molto, ma sarebbe troppo lungo riassumere qui tutto quello che mi dice. Dedicare del tempo alla lettura giocosa, secondo lui, è un modo per coltivare il prezioso tesoro della relazione tra adulti e bambini, e anche per riscoprire insieme la fiducia originaria nella bontà di fondo della vita: è la faticosa conquista di questa fiducia, non la disillusione sistematica, ciò che ci permette di affrontare le tempeste e di superarle assieme. Ogni attimo condiviso nella lettura, insiste il Piccolo Paul, è un seme che può crescere nel tempo fino a stupirci.
Spesso, quindi, il Timido Tim mi detta queste e altre filastrocche: vorrebbe che dei bambini e delle bambine le ascoltassero dalla voce di qualche persona adulta, ed è convinto che anche loro ne avrebbero gioia. Le sue storie hanno come protagonisti oggetti familiari e piccoli animali, con le loro emozioni e le loro relazioni. L’uso delle rime e la musicalità delle parole, a suo parere, facilitano l’ascolto: rafforzano il valore simbolico del racconto e delle immagini che esso riesce a evocare, mentre attivano le emozioni più serene, la capacità di comprensione e la sensibilità tanto del bambino quanto dell’adulto. Il ritmo dei versi, inoltre, rimanda alla struttura originaria della vita, che è intessuta di eventi ritmici come il battito del cuore, il pulsare del sangue nelle vene, il dilatarsi dei polmoni per accogliere l’aria e il loro restringersi per espellerla, l’alternarsi del giorno e della notte, il tornare delle feste e delle stagioni. Sono cose su cui il Timido Tim ha una sua teoria molto articolata e complessa.
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Per questo, in accordo con Maddalena e approfittando delle nuove tecnologie, ho pensato di farne degli ebook di solo testo, senza illustrazioni, e di metterli a disposizione su Kindle per una cifra simbolica: per buttare una bottiglia nel mare, con un messaggio di bene. E sono grato a chi la raccoglierà.
L. G.
Qualche filastrocca inedita
Il gatto dai baffi un po’ lunghi
Penso a quel gatto dai baffi un po’ lunghi
a cui piaceva il risotto coi funghi:
al ristorante voleva mangiare,
ma non sapeva in che modo pagare!
Stava alla porta, chiamava la gente,
sempre inventava trucchi da niente:
fa rimbalzare una palla sul naso,
mischia le carte, fa scegliere a caso,
poi indovina ciascuna qual è:
un fante, una donna, un asso e due re!
Tutti lo applaudono come dei matti,
e poi gli portano cibo per gatti.
Miagola: «No, non avete capito!
Datemi un piatto di riso condito
con il formaggio, con i funghetti,
con i porcini tagliati a pezzetti».
Proprio nessuno capiva, davvero,
tutti ridevano al solo pensiero
del gatto soriano dai baffi un po’ lunghi
a cui piaceva il risotto coi funghi.
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La voce di grillo Giuliano
La senti la voce di grillo Giuliano
a cui tutti dicono: « Salta più piano!
Se salti di fretta, che gusto mai c’è?
Insomma, Giuliano, ci spieghi perché? »
Giuliano sorvola le due margherite,
d’un balzo è già oltre le rose fiorite,
saltando dai rami d’un giovane abete
a tutti risponde dicendo: « Sapete,
se salto veloce al di sopra dei fiori
vedo incantato che i loro colori
si mescolan tutti, diventano strani,
son tutti diversi tra oggi e domani:
le scure violette si fanno più chiare
per me che continuo veloce a passare;
le rose più rosse si uniscono ai gigli
ed essi mi sembrano tutti vermigli;
le primule azzurre le vedo un po’ gialle,
sapeste che gioia guardar le farfalle!
E’ tutto bellissimo visto così…
e adesso, scusatemi: passo di lì… »
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Mina Lucertola
Mina Lucertola – è lei che racconta –
quand’era piccola… era un po’ tonta!
Stava nascosta, ma tutta tremante,
e non andava mai troppo distante;
tra le fessure del muro di cinta
la sua codina sembrava dipinta,
il suo musetto sporgeva di poco…
non si capiva se fosse per gioco.
Mina portava un segreto nel cuore:
sempre, di tutto… aveva timore!
« Se crolla il muretto… io resto schiacciata!
Se viene la pioggia… mi trovo allagata!
Coi tuoni, coi lampi, che grande spavento!
Il temporale, che assurdo tormento! »
Poi, una volta, ci fu una burrasca…
Mina, di corsa, fu sotto una frasca…
lì trovò gatti, piccioni e leprotti
tutti tremanti con tordi e merletti!
Mina sorrise: « Ma allora… è normale!
Tutti han paura… e che c’è di male? »
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Fata Volpina
C’era una fata di nome Volpina:
era uno spasso vederla in cucina!
«Cosa succede? Non sale il caffè!»
Cara, per forza: l’acqua dov’è?
«Cerco l’agenda, le chiavi, gli occhiali…
non trovo la borsa, ho perso le ali!
Guarda il fornello: è acceso da un giorno!
Tutto è bruciato il canneto lì intorno…»
Cara, le dico, ti aiuto se vuoi:
non preoccuparti, cerca con noi!
Gli occhiali nel frigo, la borsa nel bagno,
l’agenda è nel prato vicino allo stagno;
le chiavi son lì, attaccate alla porta,
nel microonde le chiavi di scorta…
Certo, Volpina, sei proprio stupenda…
Come? Hai di nuovo perduto l’agenda?